Carol Maltese

Siamo fuori di testa, ma diversi da loro“. Non c’è frase più azzeccata, dei Maneskin, per descrivere lo stato mentale di Davide Fontana: una persona apparente-mente normale, dalla quale poi si scoprono i suoi lati demenziali, che lo portano, per gioco e divertimento, ad uccidere a martellate Charlotte Angie (o più precisamente Carol Maltesi) per poi arrivare a dividere il corpo in mille pezzi.

Ma guardiamo i fatti. Oggi Fontana dice di non sapere perché l’ha fatto, come se volesse farsi passare per una persona normale che è stata momentaneamente incapace di intendere e volere. Si ritiene un uomo distrutto perché amava Carol e giura che non le avrebbe mai fatto del male. Infatti!

Ma entriamo più a fondo nella mente di Fontana. Dopo averla “involontariamente” uccisa, passato lo choc temporaneo, Fontana non denuncia l’accaduto ma al contrario, come se nulla fosse:

  • occulta per mesi il cadavere;
  • lo taglia in tanti piccoli pezzi;
  • arriva addirittura a ragionare sul fatto che sia saggio rimuovere dal corpo la pelle tatuata di Carol affinché non la possano identificare;
  • mette il corpo in sacchetti della spazzatura dentro un frigger;
  • col cellulare di Carol, per mesi risponde ai suoi fans, come se fosse viva;
  • paga l’affitto dell’appartamento.

Ma non finisce qui. Dopo mesi di riflessioni decide di sbarazzarsi del corpo gettandolo ben lontano dal luogo di residenza. Poi la messinscena: denuncia alla Forze dell’Ordine la scomparsa di Carol. Che dire?

Certo che, da buon impiegato di banca, Fontana di calcoli ne ha fatti parecchi.

E davanti agli occultamenti, alle bugie e ai depistaggi, secondo voi la Polizia come potrebbe trovare prove e certezze, se non avvalendosi di tecnologici strumenti utili alle indagini?

Così, pochi giorni fa, le Forze dell’Ordine ci scrivono per elogiare i nostri sistemi di lettura targhe Selea, grazie ai quali sono riusciti ad aggiungere, al puzzle delle prove già in possesso, riscontri schiaccianti degli spostamenti di Fontana, nel periodo che va da Gennaio in poi, accertando la sua presenza sia nel luogo del delitto, sia nel luogo dove Fontana ha gettato i resti di Carol.

Siamo addolorati della perdita di Carol e di tutte le donne che subiscono violenze fisiche e psicologiche, e non ci rimane che compiacerci del lavoro delle Forze del’Ordine e della utilità di ciò che producono i nostri sistemi, grazie ai quali, diamo almeno giustizia a questi tragici eventi per non lasciare impunito chi il reato lo ha commesso.

RIP Carol.